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Inaugurata
la IV Stagione Concertistica "Città di Cecina"
recensione di Diego Terreni
Il
Nuovo Trio Parsifal. Un raro esempio di perfetta coesione
volutamente intrisa di ratio ed equilibrio timbrico,
di tecnica e musicalità mai fine a se stessa.
Il linguaggio musicale è naturale, suono e gesto
si intersecano perfettamente in una esecuzione musicale
che diviene, nel concetto più alto, anche“scena”.
Indiscutibilmente uno dei migliori triii taliani.
Il 6 Novembre scorso si è inaugurata la IV Stagione
Concertistica
Città di Cecina. Un nuovo importante appuntamento
rivolto a tutti coloro che nella musica trovano
un riferimento culturale e sociale, un appuntamento
che non poteva iniziare se non con uno dei
migliori trii italiani: il Nuovo Trio Parsifal (Barbara
Castelli, violino – Laura Pierazzuoli, violoncello
– Anna Paola Milea, pianoforte).
Il programma, che
prevedeva musiche di F.X. Scharwenka e A. Piazzolla, è stato solo un pretesto per ascoltare ciò
che effettivamente il trio è capace di dare: una sensazione
unica, una sensibilità musicale che il trio riesce
a trasmettere anche nelle pause scritte, anche nei
silenzi che la partitura esige. Erano diversi anni che
non ascoltavo un gruppo da camera che fosse all’altezza
di un compito così arduo. La Sala, stracolma
di spettatori, non ha mai perso la tensione né
la concentrazione, neanche nell’ascolto di Franz Xaver
Scharwenka, autore misconosciuto, per non dire sconosciuto
da molti ed erroneamente ignorato da tanti addetti
ai lavori. Il Trio in La minore op. 45,assolutamente
complesso strutturalmente e tecnicamente,
ha dato il giusto pathos per introdurre una
seconda parte tutta dedicata al maestro argentino Astor
Piazzolla con l’esecuzione de Les Cuatro Estaciones Porteñas.
Le tre musiciste coesistono,dialogano
senza cadere nella perversa quanto accademica
regola del “domanda” e “risposta”; perloro
il linguaggio musicale è naturale, suono e gesto si
intersecano perfettamente in una esecuzione musicale
che diviene, nel concetto più alto, anche“scena”.
Per non parlare della complicità che unisce le
componenti del trio, una complicità volutamente e giustamente
messa al servizio proprio di quella che loro
amano definire “ricerca”. E’ un termine, quest’ultimo,
di cui si sente parlare spesso a sproposito
da musicisti mediocri, speranzosi di guadagnare
un granello in più di notorietà. Da un trio come
il Parsifal essi potranno prendere sicuramente spunto
per reinterpretare il loro concetto di“ricerca”.
Una ricerca intesa come studio accurato ed analisi
approfondita di un’opera, un autore, un repertorio,
è ben altra cosa, è cosa ben più seria.Essa
è paradossalmente la parte conclusiva della prassi
esecutiva e non il contrario, poiché rappresenta
il fine ultimo di una capacità di interpretare,
di una consapevolezza del vero equilibrio
timbrico e di un desiderio incolmabile di esplorare,
in senso orizzontale e verticale, il linguaggio
musicale e la “parola” che sta dietro ad ogni
nota, suono, respiro.
Questo è ciò che il Trio ha saputo
regalare anche nel bis offerto al pubblico cecinese:
la sbalorditiva esecuzione della milonga Oblivion ha rivisitato
perfettamente i paesaggi e gli idiomi
tipicamente descritti da Astor Piazzolla.
Diego Terreni
per info: http://www.trioparsifal.it
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