Ho avuto modo di leggere qualche
tempo fa un articolo che riguardava la direzione d’orchestra nel
mondo d’oggi. L’articolo denunciava apertamente il fatto
che senza i contatti giusti è quanto meno difficile che un
giovane direttore d’orchestra riesca a farsi notare da
qualcuno. La direzione d’orchestra è diventato un
mestiere prima di essere un’arte, e, grazie a ciò, con
qualche contatto al posto giusto anche un direttore mediocre
ha la possibilità di assumere posizioni di prestigio.
Questo è comunque solo un effetto collaterale del basso livello dei
direttori e della sbagliata concezione che il pubblico
stesso ha della figura del direttore d’orchestra.
Partiamo dal primo punto: nel 99% dei casi è l’orchestra a fare la
differenza e a portare a termine un’esecuzione perché il
direttore non è in grado di trasmettere la musica
attraverso il proprio corpo.
Questo fattore naturalmente si riflette anche nei concorsi (a prescindere
dai contatti che un candidato possa avere, cosa essenziale
nei concorsi): la maggior parte dei concorsi richiede al
candidato un video, generalmente comprendente una parte di
una prova ed una di un concerto, in base al quale il
candidato viene giudicato idoneo o meno ad accedere al
concorso vero e proprio. E proprio qui arriva l’inghippo:
supponiamo di avere 2 candidati, A e B. Il candidato A è
dotato di maggiore talento, ma meno denaro e nessun contatto
di rilievo. E’ pertanto costretto ad inviare un video
molto probabilmente registrato con un’orchestra di quarta
categoria. Sull’altro versante il candidato B ha la
possibilità di registrare un video con apparecchiatura ed
orchestra professionali. Chi dei due passerà le
preselezioni? Ovviamente il secondo candidato. A questo
punto si impone una domanda: come si può capire da un video
se un candidato è effettivamente all’altezza di fare il
direttore oppure no?
A parer mio la commissione dovrebbe mettere il volume a zero: questo
permetterebbe di valutare effettivamente quanto un direttore
d’orchestra stia facendo per servire la musica,
indipendentemente dalla qualità dell’audio e
dell’orchestra. In altre parole darebbe la possibilità
alle persone di valutare una delle caratteristiche più
importanti ed allo stesso tempo più sottovalutate del
direttore d’orchestra: la tecnica. Soprattutto negli
ultimi decenni il livello di tecnica dei musicisti in
palcoscenico si è alzato notevolmente, il che dà loro la
possibilità di sopperire alla quasi totale mancanza di
informazioni proveniente dal podio. Anche quando il
direttore si perde, cosa purtroppo non rara, un’orchestra
professionista è in grado di prendere il controllo e finire
il concerto, salvando letteralmente il direttore. Ed il
pubblico rimarrà totalmente ignaro di ciò che è successo,
anzi probabilmente applaudirà il bravo direttore che si
sbracciava con tanta veemenza.
E che dire poi di tutte quelle noiose conferenze che un direttore fa subire
all’orchestra, magari solo per ottenere un mezzoforte,
poiché totalmente incapace di mostrarlo con il proprio
corpo?
I professori d’orchestra sono in grado di capire se sarà il direttore a
guidarli o se, viceversa, saranno loro a dover guidare il
direttore prima ancora che il direttore alzi la bacchetta. E
così dovrebbe essere per una commissione di concorso.
Infine, nel caso in cui un direttore venga chiamato all’ultimo momento per
sostituire un collega non ci sarebbe certamente spazio per
chiacchiere e lunghi discorsi: l’unico alleato a
disposizione del direttore è la tecnica.
Tecnica che da sempre è stata sottovalutata dai direttori stessi: se un
direttore conosce bene la partitura, è un dato di fatto che
la possa anche dirigere. Ma allora si potrebbe dire lo
stesso di tutti compositori riguardo alle proprie
composizioni, o di qualunque musicista conosca bene una
partitura. Il fatto è che non è così semplice. Per gli
strumentisti la tecnica è la base fondamentale per
riprodurre la musica e potersi esprimere attraverso essa.
Così dovrebbe essere per i direttori d’orchestra, che però
nella maggior parte dei casi si riducono a semplici
metronomi. Secondo il mio parere andare su un podio e
battere un perfetto 4/4 per un concerto intero non ha niente
a che fare con la direzione d’orchestra. Il direttore ha
la responsabilità di mostrare ai musicisti ogni singola
cosa (o quasi) che è scritta sulla pagina della partitura e
far sì che i musicisti la suonino. I professori
d’orchestra dovrebbero rifiutarsi di suonare per dei
metronomi. Quello lo possono fare anche a casa da soli.
Ed il pubblico dovrebbe altresì avere la possibilità di comprendere che un
direttore non è più lo stereotipato dittatore che impone
la propria concezione a suon di urla e artistiche sfuriate,
ma che anche la figura del direttore si è evoluta, cercando
una collaborazione sempre maggiore con l’orchestra stessa.
Forse quando questi verranno considerati come requisiti essenziali per un
direttore avremo meno metronomi a due gambe e valutazioni più
eque per qualunque direttore. E non solo quelli emergenti.
Gianmaria
Griglio
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