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io
c'ero: la testimonianza di un pianista che era in sala... ed
il suo voto

E' una notizia che è stata ripresa da tutti i
giornali, una notizia davvero ghiotta. Un uomo di settant'anni,
un uomo di potere, ai vertici di un impero mediatico, che dalla
vita ha avuto davvero moltissimo, ha il coraggio di mettersi in
gioco, di presentarsi ad un esame davvero difficile, nel
Conservatorio della sua città, come un ragazzo qualunque.
Molti ne hanno parlato... ma chi era davvero
presente? Chi ha potuto ascoltare con le proprie orecchie come si
sia davvero svolto l'esame? Pochissime persone... La sala era
vuota, la notizia non era stata minimamente diffusa, nessuno
sapeva. Ma io c'ero... e voglio rendere testimonianza.
Come al solito, lunedì 8 ottobre mi trovavo in
Conservatorio per la mia lezione di Direzione d'Orchestra, ed ho
visto che nel pomeriggio ci sarebbe stata una sessione di esami
di Diploma in pianoforte. Memore del mio esame di Diploma,
sostenuto appena un anno fa nella stessa sala Puccini, ho deciso
di andare ad ascoltare i miei colleghi pianisti, come faccio
spesso quando ho un'ora libera.
Con mia sorpresa ho scoperto che si trattava di
un esame riservato agli allievi privatisti, e che tra questi
c'era un personaggio di eccezione, il Dottor Confalonieri,
appunto.
Grande era la mia curiosità: sapevo che in
gioventù aveva studiato pianoforte nel nostro Conservatorio ed
era arrivato a sostenere l'esame dell'Ottavo anno, ma mai avrei
immaginato che una persona di quell'età - e di quel successo
professionale - si rimettesse in gioco con tanto coraggio, ed
affrontasse un esame pubblico, con una Commissione normale (ma
mica tanto normale, c'erano Maestri bravissimi e molto severi al
suo interno, come ad esempio il Maestro Paolo Bordoni), sedendosi
al pianoforte subito dopo un candidato di vent'anni, e con grande
umiltà si sottoponesse al tour de force di un esame molto
impegnativo (ha suonato un programma molto complesso, per quasi
due ore ininterrottamente!).
Così ho ascoltato, ascoltato tutto e molto
attentamente. Un programma lungo e difficile, dicevo, proprio
come prescrive il programma Ministeriale per i privatisti:
l'Appassionata di Beethoven, la Fantasia di Schumann, i Quadri di
una esposizione di Mussorgsky, le Danze Ungheresi di Brahms...
Mi aspettavo un "dilettante", un signore che
suonava tanto per far vedere che lo sapeva fare. Ebbene, ho
ascoltato un dilettante, davvero: un dilettante nel senso più
nobile della parola, ossia qualcuno che suonava per proprio
diletto, per il piacere di far musica. E con mio stupore
mi sono accorto che esiste anche un modo diverso di studiare il
pianoforte, non soltanto quello cui siamo avvezzi tutti noi che
ne abbiamo fatto una professione, il nostro lavoro quotidiano,
che lottiamo per emergere, per raggiungere la perfezione in ogni
nota, in ogni esecuzione... Esiste dunque anche il modo (e la
voglia) di suonare soltanto per amore della musica, quello che
non dovremmo mai perdere di vista, come invece spesso capita nel
nostro ambiente, tanto competitivo.
Come suonava, allora? Sono rimasto subito colpito
dalla postura al pianoforte, perfetta, altamente professionale,
nient'affatto da "dilettante". Leggeva lo spartito, con accanto
il suo Maestro che gli girava le pagine, serio, intento. Un bel
suono, davvero. Moltissima musicalità. Attendevo con curiosità i
passaggi difficili, per vedere come se la sarebbero cavata le sue
dita non più giovani... Caspita, niente male, davvero. La
passione può fare miracoli. Qualche piccolo errore, ovvio, in
passaggi tanto difficili e con un programma così impegnativo. Ma
noi studiamo ore ed ore per anni per arrivare a quel Diploma e ad
un esecuzione "pulita", e spesso gli errori scappano anche a noi,
che abbiamo vent'anni e le mani veloci ed allenate.
E così qualcuno che aveva sostenuto l'esame di
Ottavo cinquant'anni prima (come poi ci ha raccontato nel
chiostro del Conservatorio, mentre chiacchierava con noi
attendendo il responso della Commissione), ottenendo un bel voto
8,25 - di cui andava ancora fiero e che sperava di ottenere anche
in questa occasione - questo Signore così distinto e serio, con i
capelli grigi, aveva tenuto in esercizio le sue mani (e il suo
cervello) per tutti questi anni, dimostrando a tutti noi
che volere è potere, e che, studiando un'ora al giorno per un
anno, era riuscito a preparare addirittura un Diploma di
pianoforte.
Che bella lezione per noi giovani. Gliel'ho
detto: "Lei è un esempio per i giovani. E' così che si dovrebbe
amare la musica. Un esempio di impegno, serietà ed umiltà."
Niente pompa, niente scorta, insieme a lui.
Evidentemente non aveva parlato a nessuno del suo esame. C'era
solo il suo Maestro, che ci ha raccontato con quanto sacrificio
avesse preparato il Diploma, studiando solo un'oretta al giorno
prima di andare in ufficio o la sera dopo cena... e lottando ogni
giorno per strappare quest'ora ai suoi impegni di lavoro.
Il voto? Era un sette e cinquanta, la Commissione
non gli ha regalato proprio niente, è stata equanime e severa
come con tutti i candidati. Lui ci è rimasto un poco male, l'ho
intuito dall'espressione del suo viso, ma non da detto nulla, ha
sorriso, ed ha incassato i complimenti che comunque gli hanno
fatto con sincerità, per la sua musicalità, il suo tocco, il suo
impegno.
Gli ho fatto i complimenti anche io, e vorrei
ripetere qui quello che forse non sono riuscito ad esprimergli
fino in fondo per l'emozione del momento: "Sa, Dottor
Confalonieri, per me lei ha meritato un dieci bello tondo, il suo
voto vero è quello: consenta ad un collega pianista che ha
assistito al suo esame di esprimere anche il proprio voto. E' un
dieci per le indubbie capacità che ha dimostrato alla sua età,
per la sua coerenza, per il suo sacrificio, per la sua umiltà,
per l'onestà di esporsi ad un giudizio severo senza chiedere
sconti. Grazie davvero, a nome di noi giovani, per questo
esempio."
Stefano
Ligoratti
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