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Editoriale

La notizia - a prima vista incredibile - tutti abbiamo pensato ad una bufala, ad un pesce d'aprile prematuro - è confermata.

E' proprio tutto vero: citiamo letteralmente la notizia apparsa su vari siti Internet: "Il Conservatorio di Milano, sede di importanti stagioni di musica da camera e sinfonica, ha deciso di aprire le sue porte anche a concerti di altri generi musicali, affidandone la programmazione in esclusiva alla Barley Arts per gli anni dal 2005 al 2007. Già confermati alcuni dei 52 spettacoli previsti nell'accordo: la Sala Verdi ospiterà un doppio appuntamento con Van Morrison il 13 e 14 maggio, seguito, l'11 giugno, dalla prima esibizione italiana dei Van der Graaf Generator… Ascoltare rock vero in una sala da concerto, con un'ottima acustica, sarà un'emozione unica..."  Eccetera…  

Così, dopo gli stadi, i palazzetti dello sport, i parchi, le radio, le televisioni.. il rock invade anche gli storici spazi della musica classica.

Ignoriamo le ragioni di questa storica "apertura" da parte della Direzione amministrativa del Conservatorio. Forse invogliare i giovani ad imboccare il portone del "Verdi" per ascoltare qualche bel concerto di musica classica, una volta che abbiano imparato la strada? Permetteteci di dubitarne. Sorge inevitabile il dubbio che le ragioni del bilancio che deve quadrare abbiano ancora una volta avuto la meglio sulle considerazioni culturali…. Udite udite… i biglietti sono già in vendita su Internet, a "modici" prezzi, che partono dagli 86 euro (diritti di prevendita inclusi) delle poltronissime, per arrivare ai 40 euro del settore E.

Contaminazione blasfema? Gli studenti del Conservatorio, da noi interpellati, hanno subito espresso il (fondato) timore che il nuovo pubblico lasci la sala sfasciata dopo ogni concerto e che quindi questa operazione culturalmente sbagliata costerà, in definitiva, molto di più di quel che renderà.

Ma in ogni caso… che tristezza… che avvilimento.

I tempi cambiano, è vero. Ma è mai possibile che debbano sempre ed inevitabilmente cambiare in peggio? La volgarità impera nelle televisioni e in molti giornali, la cultura è relegata negli spazi notturni e negli angolini più nascosti dei palinsesti. La musica scompare per decreto dai programmi di insegnamento di tutte le scuole superiori… le orchestre sinfoniche chiudono, i teatri lirici vanno in fiamme (di fatto ed anche metaforicamente), e in Conservatorio entra il rock…

Chi scrive ha i capelli grigi e ricorda la Sala Verdi del Conservatorio di Milano come il mito della sua giovinezza, con i bei concerti sinfonici del sabato pomeriggio, organizzati dalla Gioventù musicale. In quella sala è nata una passione divorante, che mi ha accompagnato per tutta la vita. Mai avrei pensato di vedere quell'ambiente, con la sua aura di sacralità per l'eco di tutti i grandi che vi hanno suonato, venir profanato da quella che non oso nemmeno definire musica, e per la quale ho coniato da anni il termine RMO (Rumore Male Organizzato).

A ciascuno i suoi spazi. Che il rock risuoni pure (ahimè) nelle discoteche e sulle autoradio, che rimbombi nei bar e ci invada, molesto, anche nei negozi.. ma che ci lasci almeno l'ultima isola felice, l'ultimo pezzo di tradizione e di cultura. Da oggi chi ama la musica classica è ancora un po' più triste.

Come si sentiranno, un domani, che so, Pollini o Marta Argherich quando suoneranno ancora in quella storica sala, dopo i loro "colleghi" del rock? Qualcuno ha chiesto, per caso, l'opinione delle grandi - e storiche - società organizzatrici di concerti, come la Società dei Concerti o la Società del Quartetto, che si troveranno a dover organizzare i loro magnifici - e faticosi - concerti con grandi artisti internazionali, cui dovranno dire che condivideranno palco e camerini con questi nuovi personaggi?

E poi, siamo proprio sicuri che le storiche mura della Sala Verdi reggeranno bene l'impatto di immagine di risuonare una sera delle note di Bach, e quella successiva, degli strepiti del rock?

La magnifica acustica della sala, che rende possibile apprezzare anche in ultima fila un meraviglioso "pianissimo" chopiniano di Schiff su un pianoforte Pleyel dell'800, come reagirà all'amplificazione elettronica indispensabile al rock, fatta per stordire gli ascoltatori (e distruggerne i timpani?).

Chiediamo, almeno, per paradosso, che per "par condicio" 52 concerti di musica classica vengano ospitati nello stadio di San Siro…

Ma perché il profitto deve sempre essere l'unico metro utilizzato in questa società? Con questa logica, allora chiudiamo le scuole (infatti continuiamo a privatizzarle, così lasceremo spazio solo a ciò che può generare un reddito immediato). Fine dell'arte, che non rende (se non quando viene trasformata, a cura dei mercanti, in bene rifugio per investimenti di capitale - ma questo con la musica non è possibile…)

Il Conservatorio, per nascita e tradizione, è il luogo dove si conserva la tradizione della grande musica di un paese e dove si allevano le nuove generazioni di musicisti, all'ombra e nel ricordo di quelli che li hanno preceduti. Come direbbe Di Pietro: ma che "c'azzecca" il rock con il Conservatorio?

Ho creato questa rivista on-line per dare voce ad opinioni anche fuori dal coro ed aprire dibattiti. Ecco, ho lanciato il primo sasso nello stagno: forza, rispondete. Apriamo un dibattito ed una campagna. Ospiteremo i Vostri contributi nella rivista. Speriamo siano numerosi. Cerchiamo di fermare, tutti insieme, questa deriva che sembra inarrestabile.

aprile 2005

Ines Angelino