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Riceviamo e
volentieri pubblichiamo:
In
commento a: "un sasso nello stagno. Le idee di un nuovo editore
indipendente per sfuggire al grande freddo che attende la
musica"
Cara Ines,
ho letto con molto interesse il tuo
bell'articolo. Sono anche d'accordo sulle conclusioni. Le
radici dei problemi che hanno oggi l'arte e la cultura sono
molteplici, te ne cito le prime che mi vengono in mente:
- specialmente in Italia, la cultura e
l'arte (e la scuola) sembrano essere diventati, nelle
intenzioni dei politici di ogni tendenza, fastidiosi
elementi da finanziare il meno possibile. I tagli nei
bilanci a essi relativi sono ogni anno sempre maggiori e
più disastrosi, dal 1987 a oggi. "Privatamente"
ho addirittura l'impressione che la "corrispondenza
d'amorosi sensi" in proposito tra destra e sinistra
indichi un comune loro sentire arte e cultura come faccende
pericolose, in quanto promotrici del pensiero e della
sensibilità individuale; laddove i "poteri forti"
si augurano invece una massa semideficiente e deculturata,
pilotabile con facilità televisiva e pubblicitaria verso il
consenso che torni utile ai loro scopi. Ecco perché non si
finanzia l'arte, ma lo "spettacolo" in questo
perverso presente, nel quale l'"immagine" è molto
più importante della realtà e della sostanza.
- Il merDato (oops!) musicale è in mano
ai soliti noti, che lo trattano infischiandosene
sostanzialmente della qualità artistica della loro offerta.
Non si tiene il minimo conto dei pareri in proposito della
"base" dei "consumatori"; impresari e
direttori artistici fanno le loro scelte in base a
imperativi kantiani ispirati in prevalenza - diciamolo! - a
vari tipi di inciucio. Questo meccanismo credo che sia stato
in realtà sempre presente, ma mai come oggi in modo così
esclusivo.
- I "consumatori", dal canto
loro, una volta rumoreggiavano (e al caso fischiavano),
imponendo con decisione le loro scelte (non sempre corrette,
è vero) ai padroni del vapore, mentre oggi applaudono
stancamente quasi tutto e non contestano più quasi niente.
I pochi "fruitori" evoluti e sensibili, scontenti
di vedersi proporre materiale artistico vieppiù peggiore (e
a prezzi vieppiù maggiori), e anche scoraggiati
dall'acquiescenza in merito degli opinion makers, hanno da
tempo scelto l'Aventino, disertando i teatri e rifugiandosi
nella discografia, unica chance di poter ancora fare scelte.
I c.d. critici musicali tuttora in forza a
quotidiani e giornali (ma c'è ancora chi li legge? sono
tentato di metterlo in dubbio) sono perloppiù poveri cristi
che devono scrivere, come del resto quasi tutti i
giornalisti contemporanei, quello che certe leggi non
scritte impongono loro di scrivere, e di non scrivere quello
che potrebbe nuocere alla stabilità del loro posto di
lavoro, consci che molti sono i chiamati a fare il
giornalista, ma pochi gli eletti: ove venisse loro in mente
di dimostrare minore malleabilità, verrebbero sostituiti
prima di subito, pescando in un ricchissimo vivaio di
nullatenenti disperati e pronti a ogni compromesso pur di
accedere a uno stipendio - e di mantenerlo poi.
Terapia: Internet. Creare un
sistema alternativo di produzione e fruizione musicale, una
struttura di organizzazione di eventi musicali, e iniziative
di acculturazione musicale, mettendo fuori gioco i "lorsignori"
della politica e dell'industria dello spettacolo, oppure
(meglio ancora) costringendoli a cambiare radicalmente in
meglio le loro abitudini. Come dici tu, c'è ancora la
possibilità di farlo, perché esistono (forse non ancora
per molto, data la situazione...) le persone che possono
contribuire per risollevare le ora comatose sorti della
musica d'arte. L'Internet per sua natura sfugge al controllo
dei potere, ed è un veicolo di cultura alternativa che non
ha ancora dimostrato tutta la sua potenza. (Roba da matti:
non avrei mai pensato che la coltivazione amorevole, seria e
impegnata della tradizione musicale avrebbe un giorno potuto
far parte di una cultura definibile come
"alternativa"!...)
Franco Redondi |
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