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La musica in Italia. Quale futuro?
Intervista
a Luigi Corbani, direttore dell’Orchestra Sinfonica G. Verdi
di
Davide Luigi Rabacchin
Lo scorso venti febbraio nel corso di una
concitata assemblea – alla quale aderì tutto il mondo della
musica italiana – si denunciarono a chiare lettere i contorni
di una vera e propria crisi che rischiava di far collassare
l’intero settore. (Si veda anche
il nostro articolo "Un futuro senza musica")
L’accusa, diretta in primo luogo
all’esecutivo, rappresentato in quella occasione da Rocco
Buttiglione e Sandro Bondi, non verte esclusivamente sulla
questione economica, per inciso i tagli indiscriminati al Fondo
Unico per lo Spettacolo (fus).
Ciò che più si contesta è l’assoluta mancanza di una presa
di posizione netta da parte della classe politica nei confronti
della cultura e della produzione musicale. Poiché soltanto su di
una decisione netta e consapevole è possibile innestare un piano
di sviluppo strutturato e di lungo respiro che metta la cultura
al centro della politica nazionale.
Nella concretezza della vita quotidiana, il
micro-universo della produzione musicale è fatto di piccole
realtà, di associazionismo, di fondazioni e piccole imprese
sparse un po’ ovunque in tutto il territorio.
Esiste dunque un tessuto fitto, dinamico,
che opera concretamente nelle pieghe del territorio garantendo
delle risposte alle esigenze pratiche del settore, come la
selezione e la formazione dei giovani musicisti, solo per citarne
una. Nel migliore dei casi queste realtà sono prive di una
qualsiasi prospettiva sul proprio futuro. Il che significa
rinunciare al nodo più importante nella rete della divulgazione
culturale e musicale.
Il taglio del Fondo Unico attuato con la
precedente finanziaria, e parliamo all’incirca di un 40% in
meno, rischiava davvero di cancellarlo definitivamente. Questo si
capisce ancorché si tiene a mente che la quota del Fus assegnata
alla voce “Musica” è costituita da un misero 13%, ripartito
fra un’infinità di piccole e piccolissime realtà locali che
operano nei più svariati settori della produzione musicale
(orchestre sinfoniche, gruppi musicali, associazioni
concertistiche, ecc.). Il disagio è evidente.
Il mondo della produzione musicale in Italia
ha sopportato, e sopporta, a denti stretti una sorta di amnesia
che, a quanto pare, colpisce in modo subdolo e indiscriminato
tutti i redattori delle varie finanziarie, segnatamente alla voce
“Musica e spettacolo”. E un poco alla volta i capitoli
relativi ai fondi per la cultura e lo spettacolo sono stati
dimezzati e in alcuni casi cancellati. E ora si respira con il
fiato corto.
Ma in campagna elettorale sono state fatte
delle promesse dagl’esponenti dell’attuale maggioranza.
Promesse che sono difficili da mantenere e tuttavia la
finanziaria 2007 recepisce alcune delle richieste avanzate dalle
associazioni dei produttori musicali, come il beneficio del
credito d’imposta per le piccole e medie imprese (con un
fatturato annuo di 15 milioni di euro) che realizzano
investimenti produttivi e promozionali di artisti emergenti. Ma
siamo ancora lontani dal soddisfare le esigenze reali e concrete
di un settore vasto e variegato rispetto al quale è necessario
adottare una politica duratura di sostegno e sviluppo.
La cultura ha un costo. Meglio: la cultura
è un tributo che non possiamo evadere, poiché lo paghiamo alla
civiltà stessa.
L’intervista a Luigi Corbani, direttore dell’Orchestra
Sinfonica G. Verdi
Luigi Corbani, direttore dell’Orchestra
Sinfonica Giuseppe Verdi, nell’assemblea del venti febbraio si
fece portavoce della protesta. Con una lucida requisitoria
analizzò tutte queste problematiche indicandone le possibili
soluzioni. Perciò lo abbiamo contattato, anche al fine di capire
se da allora qualcosa è cambiato.
Senta,
direttore, rischiamo ancora un futuro senza musica?
«Beh…a dire il vero…devo dire che
qualcosa si sta muovendo. Certo la situazione rimane ancora
problematica, sebbene in queste settimane si sta registrando
qualche timido segnale…non è molto ma comunque a prima vista
è certamente un fatto più che positivo».
Sia
più preciso...
«Mi riferisco al fatto che in finanziaria
sono stati erogati altri 50 milioni di euro che sanano, almeno in
parte, di malanni provocati precedente taglio del Fus. Ora,
questo non restituisce di certo la salute al malato, ma almeno ne
allevia le sofferenze. Siamo molto lontani tuttavia dagli
obiettivi che ci proponiamo. Ritengo sia primario affrontare il
problema di una migliore distribuzione del Fondo, che a
tutt’oggi è troppo sbilanciato verso gli Enti Lirici e
dimentica la centralità delle piccole associazioni. E pensare
che sono proprio queste iniziative che garantiscono e permettono
la diffusione capillare della cultura e della musica nel tessuto
sociale ».
…dunque:
che cosa avete intenzione di fare?
«Anzitutto abbiamo in programma una
manifestazione nazionale che si terrà a Roma il prossimo
febbraio. Una manifestazione che non sarà affine a sé stessa,
ma che rientra in progetto più ampio che mira a creare le
condizioni per una nuova politica nei confronti del problema. Già
ora abbiamo istaurato una sorta di tavolo di lavoro con le
istituzioni con la speranza che portino a risultati concreti».
Che
cosa vi aspettate dalla prossima finanziaria?
«Ci aspettiamo quantomeno di ottenere
un’erogazione pari a quella del 2001».
A
quando ammontava?
«Parliamo di una cifra che si aggira
attorno ai 414 milioni. Nondimeno, quello che ci interessa
veramente è una discussione seria sulle ripartizioni del Fondo
Unico. Così com’è strutturato ora non va proprio».
Perché?
«Perché è troppo sbilanciato verso enti
che godono peraltro anche di finanziamenti comunali. È dunque
necessario un dibattito serio che prenda in considerazione la
centralità delle piccole realtà locali che sono il nerbo vivo
della cultura musicale italiana. Ci vuole dunque una scelta forte
e intransigente da parte della politica a favore della cultura».
Approfondimenti: FUS, di cosa si tratta?
Il
FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) venne istituito dallo
stato nel 1985, con lo scopo di consentire una diffusione
capillare della cultura nel Paese, a favore di tutte quelle
organizzazioni che operano nei settori della musica, della danza,
della lirica e del teatro di prosa. La ripartizione del fondo è
la seguente:
47% Enti Lirici
19% Cinema
16% Teatro di
prosa
13% Musica e
Danza (dal 97 la Danza è disgiunta dalla Musica)
Si legga anche l'articolo sulla nostra
rivista: "L'opinione di
ClassicaViva su 'La Scala', Mostro Mangiasoldi" |